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LA CAPOEIRA

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Che cos’è la CAPOEIRA

Le informazioni storiche sulla capoeira sono veramente poche e frammentarie, a tal punto che sia la sua provenienza che l’origine del termine “capoeira” sono ancora oggi oggetto di discussione. Ci sono infatti almeno 30 accezioni del vocabolo. La teoria più popolare sostiene che il termine di origine tupì co-puêra cioè campagna(co) abbandonata che si riempie di vegetazione e si trasforma in boscaglia. L’associazione alla lotta si deve a questo spazio dove gli schiavi potevano allenarsi.

Oltre al termine tupì c’è quello portoghese che significa tra le altre cose il cesto per trasportare i polli al mercato. Secondo questa ipotesi, gli schiavi o liberti mentre aspettavano l’apertura dei mercati si divertivano a praticare il gioco che finiva con l’essere chiamato “capoeira”.Inoltre in Brasile c’è un uccello (Odonthophorus capoeira spix) chiamato anche urù il cui legame colla lotta si deve al comportamento superbo del maschio il quale trama lotte tremende a chiunque osi entrare nel suo dominio. Col decorrere del tempo il termine ha assunto nuovi significati. È certo che oggi comunemente si designa una lotta che coinvolge agilità, ritmo musica e molta ginga.

storia capoeira
ORIGINE

Quando i portoghesi sbarcarono in Brasile nel XVI sec. si resero subito conto che erano pochi per coltivare quella terra ed avevano bisogno di una grande manodopera. Dopo un primo tentativo di colonizzare gli indios che risultò vano pensarono che la soluzione del problema era quella della schiavitù negra africana. Gli schiavi sbarcavano così a frotte nelle città costiere del Brasile:Rio de Janeiro,Recife, Salvador; provenivano da diverse tribù che per ceppo linguistico distinguiamo in Sudanesi e Bantù. I sudanesi provenivano dal Golfo di Guinea (Africa Occidentale), mentre I Bantù dal Congo, Angola e dal Mozambico(Africa Orientale).Erano diversi nella lingua, nelle abitudini e nella religione ed avevano difficoltà a comunicare tra loro e ad opporsi ai portoghesi. Gli unici ricordi che rimanevano dell’Africa erano la musica e le danze. Ecco perché una delle teorie sull’origine della Capoeira dell’etnologo brasiliano Luiz Da Camara Cascudo tiene conto del legame tra la Capoeira e la danza africana N-Glo che esiste in Angola e che viene praticata nella ricorrenza dell’ Efendula come cerimonia di iniziazione. Ma in Brasile gli schiavi per difendersi dalle malvagità e sofferenze che gli venivano inferte trasformarono con la loro creatività naturale questo bagaglio di danze e rituali in un mezzo di difesa efficace. Di ciò non si preoccupavano i padroni ”senhores do enjenho”; al contrario ammiravano la capoeira ignorando l’essenza di quella che gli sembrava un’innocente distrazione.

Gli schiavi dopo le estenuanti ore di lavoro nelle piantagioni di canna da zucchero o di tabacco, non avendo a disposizione nessun tipo di arma si esercitavano di nascosto nelle sem-alas (senzalas),i grandi e miseri dormitori sotterranei, bui e senza muri (alas, appunto), dove erano costretti a vivere o nei campi, camuffando la Capoeira abilmente in danza, accompagnandola dal battito di mani, e da strumenti a percussione. Da qui cominciarono le loro prime reazioni organizzate che attraverso una costante resistenza e presa di coscienza gli permise di fuggire ed organizzare comunità indipendenti situate in posti nascosti o di difficile accesso i “quilombos ”o “mocambos”.


QUILOMBO DOS PALMARES

Tra i vari quilombos ricordiamo senza dubbio il più famoso, “Quilombo dos Palmares” culla del grande “re” Zumbì. Creato nel 1610 circa a seguito di una ribellione in una fazenda nello stato di Pernabuco (adesso Alagoas)un gruppo di 40 schiavi si ribellò trucidò tutti gli abitanti della fazenda e fuggì verso le montagne.Gli indios della zona vennero in aiuto e li portarono in una zona più sicura chiamata Palmares. Nasceva così la prima comunità organizzata di negri liberi in Brasile. Lì vigeva un regime tribale democratico dove convivevano neri, indios o addirittura bianchi che non condividessero la politica del governo coloniale. All’interno di questa comunità vigeva un’assoluta parità ed eguaglianza fra le persone, indifferentemente dal colore della pelle, dalla provenienza o etnia.

Questa comunità si estese così velocemente fino a raggiungere una comunità di 20.000 abitanti. Il governo coloniale temeva l’effetto che poteva rappresentare la comunità di Palmares per gli schiavi ancora in cattività. Di qui la voglia del governo di reprimere Palmares. Si susseguirono così diversi tentativi da parte dell’esercito coloniale per porre fine a questo fenomeno e a Palmares continuavano ed erano anche sempre più frequenti e feroci. Ma il popolo di Palmares lottava con la forza di chi lotta per la libertà e per la vita. A partire dal 1596 i Quilombolas, cioè gli abitanti dei Quilombos, hanno resistito a più di 60 incursioni da parte dei “capitaes de mato” (impiegati dei proprietari terrieri). La resistenza è durata più di un secolo. Palmares ha ceduto nel 1716 e la sua totale occupazione da parte dell’esercito avvenne attorno all’anno 1736.


ZUMBI’

Zumbì è nato libero attorno all’anno 1655 nei Quilombos. Durante una delle tante incursioni da parte del governo coloniale fu catturato. Era ancora un bambino quando dai soldati fu consegnato ad un parroco. Ha imparato portoghese e latino. Era un ragazzino sveglio imparava in fretta e aiutava nelle celebrazione della messa. A 15 anni fugge. Ritorna a Palmares. Non passò molto tempo dal suo ritorno a Palmares e Zumbì cominciò a distinguersi come un grande combattente, nonché ottimo stratega. Intorno all’anno 1680 rifiuta l’accordo di pace con i “Bianchi”, i quali offrivano la libertà agli abitanti di Palmares. Ecco che divenne il grande capo di Palmares. Ma sapeva che il rifiuto dell’accordo avrebbe provocato una forte ira nei coloniali. Nel 1694 ci fu lo scontro più cruento, Zumbì, ferito da due colpi di arma da fuoco, cadde in un burrone .Tutti lo credevano morto. Dopo alcuni mesi si ritrova ad attaccare i villaggi a Pernanbuco. Ma lo tradirono svelando il suo nascondiglio. Zumbì, fu ucciso il 20 novembre 1695. La sua testa fu esposta in piazza pubblica fino a totale decomposizione. Il giorno 20 novembre in Brasile è riconosciuto come “Giorno della Coscienza Negra”e Zumbì che in lingua Ewe/Fon vuol dire immortale, morto vivo forza dello spirito presente ne rappresenta il simbolo di resistenza .


LA FINE DELLA SCHIAVITù e della ilegalità

Nel 1822 il Brasile ottiene l’indipendenza dal Portogallo e diventa un impero, ma la schiavitù resta ancora in vigore fino a quando, nel 1871, la Principessa Isabella, figlia dell’imperatore Pietro II e allora reggente in suo nome, è indotta dal parlamento a emanare le leggi sull’emancipazione dei nascituri figli degli schiavi e sulla liberazione degli schiavi che arrivavano a compiere i 60 anni. Il 13 maggio 1888, la schiavitù viene definitivamente abolita.

Gli schiavi liberati vennero abbandonati a loro stessi e molti di loro si dettero alla malavita. In questo periodo, soprattutto dopo la proclamazione della repubblica, molti praticanti della capoeira i cosiddetti “capoeiras” erano motivo di terrore; molti di loro venivano schedati spesso negli archivi dalla polizia per “vadiação” (cioè vagabondaggio, indolenza) o “malandragem” (cioè astuzia tipica dei furfanti di strada).Erano individui dal brutto carattere ed usavano la capoeira per sfogare la loro aggressività, ed è per questo che il nome capoeira in questa epoca viene associato a quello di provocatore e delinquente. La capoeira conosce così il suo periodo più difficile e travagliato: il cosiddetto “caso de Policia”. Il nuovo codice penale nel 1890 la vietava in tutto il territorio. Di fatto, anche dopo la legalizzazione, avvenuta solo tra il 1930 e il 1934 per volontà del presidente Getulio Vargas, la capoeira rimase a lungo associata a fenomeni di disordine sociale, di destabilizzazione e di marginalità.
LA CAPOEIRA FINO AI GIORNI NOSTRI

La Capoeira è uno sport riconosciuto a livello internazionale. Vi sono scuole di capoeira ormai in tutto il mondo e viene insegnata anche in molte università, questo non soltanto per la particolarità di questa arte, ma anche per l’alto livello culturale, atletico ed educativo che essa trasmette. In Brasile, grazie a all’impegno di vari maestri, molti bambini furono tolti dal futuro incerto, dalla marginalità e dalla morte che sta insieme alla vita sulle strade.

Nel 1934 Getulio Vargas, allora presidente della Repubblica, legalizzò varie espressioni culturali afro-brasiliane fino ad allora proibite, come il candomblé e la capoeira, a condizione che fossero praticate in luoghi chiusi. In quell’occasione, il presidente Vargas definì la capoeira “unico vero sport brasiliano”. Soltanto ultimamente, dopo gli anni ’80 la capoeira ha iniziato ad essere riconosciuta come un’attività sportiva dignitosa ed efficace e soltanto in questi ultimi mesi, secondo le parole di Gilberto Gil, Ministro della cultura brasiliano, le è stata ufficialmente riconosciuto il valore culturale e tradizionale
I PRIMI MAESTRI (MESTRES)

mestre-bimbaMESTRE BIMBA (Manuel dos Reis Machado), nato a Salvador-Bahia il 23 novembre del 1900 , in Rua do Engenho Velho, nel quartiere di Brotas. Ha imparato la capoeira con un maestro africano di nome Mestre Bentinho. Figlio di schiavi, Bimba aveva la lotta nel sangue. Suo padre Luis Cândido Machado fu campione di “batuque” (specie di lotta libera) Capitano di Navigazione bahiana, nel 1932 a Bahia, fondò la prima “Academìa de capoeira”, creando un metodo proprio conosciuto come Capoeira Regional. Bimba chiamò la sua scuola “Escola de Luta Regional Bahiana” facendo particolare attenzione al suo nome, visto che all’epoca la capoeira era ancora vietata. Bimba ha dato alla capoeira una impostazione più rivolta verso l’aspetto atletico, etico e educativo, tralasciando un po’ la “malizia” della capoeira angola. Così per poter iscriversi all’accademia di Bimba era necessario dimostrare di possedere un lavoro o di essere studente.Nel 1937, Mestre Bimba ricevette l’invito dal presidente Getulio Vargas per fare una dimostrazione nella capitale. L’esibizione fu un successo e poco dopo Bimba riceve il riconoscimento della sua scuola presso la Segreteria dell’Educazione e della Salute Pubblica a Salvador .

Tenda dos Milagres - Nelson Pereira dos Santos 300MESTRE PASTINHA (Vicente Ferreira Pastinha) è nato a Salvador-Bahia il 5 di aprile del 1889 . A 10 anni iniziò ad apprendere la capoeira con il Mestre Benedito, un ex schiavo venuto dall’Angola. venuto dall’Angola che aveva pena del piccolo Pastinha il quale veniva spesso minacciato e maltrattato da un ragazzino più grande di lui. Nel 1941 aprì la sua scuola “O Centro Esportivo de Capoeira Angola”, nel quartiere del Pelourinho. E’ riconosciuto come il legittimo rappresentante della capoeira Angola, dal momento che egli trasmise il suo insegnamento con la purezza iniziale, fedele a quella trasmessa dal suo maestro africano, senza introdurvi mai altri metodi di lotta. Scrisse il primo libro sulla Capoeira Angola nel 1964. Fu molto amico dello scrittore bahiano Jorge Amado. Ebbe tuttavia una vita molto travagliata. Nel 1968, cieco e con una pensione piccolissima, venne sfrattato dalla sua casa, sede della scuola ridotta in stato di decadenza ed il dipartimento del Patrimonio Historico da Cidade do Salvador, al suo posto, ci fece un ristorante. Morì il 13 novembre del 1981, proprio quando il potere pubblico assumeva la conoscenza del riconoscimento della capoeira come fenomeno culturale.

mestre waldemar

MESTRE WALDEMAR (Waldemar da Paixão) è nato a Salvador Bahia il 22 febbraio del 1916. Molto conosciuto per il suo vasto repertorio di canti e per essere stato il primo ad iniziare la vendita e la decorazione del berimbau. Quando diventò maestro nel 1940, in cui si distribuisce un capannone nella invasione di taglio del braccio, futuro quartiere della Liberdade, dove capoeira si gioca ogni Domenica, anche l’insegnamento presso la rampa nel mercato della “Cidade Baixa”. Ha praticato una serie di capoeira, dalla più lenta alla più combattiva con preferenza per quella più lenta.

canjiquinhaMESTRE CANJINQUINHA (Washington Bruno da Silva) è nato a Salvador-Bahia il 25 settembre del 1925. Iniziò a 11 anni a studiare capoeira con il famoso capoerista Aberrê. Iniziò a suonare il berimbau e a cantare la capoeira con Zeca do Paraguay. Il suo repertorio di canti, di molti dei quali è autore, è praticamente il più vasto. Mestre Canjinquinha fu un grande intrattenitore ed improvvisatore. Questa dote lo rese famoso nei clubs e nel cinema. Ha sempre detestato rappresentare la capoeira nelle piazze pubbliche perchè sostiene: “questa maniera svalorizza il mio sport”.

caicaraMESTRE CAIÇARA (Antonio Conceição Morais) è nato nel 1930 ed iniziò ad apprendere la capoeira con Aberrê all’età di 14 anni. Diversamente da Mestre Canjinquinha, egli aveva l’unica scuola che partecipasse alle rappresentazioni nelle piazze pubbliche. Diceva: “E’ un piacere andare con il mio gruppo per collocarmi in mezzo al popolo”.

mestre_joao pequenoMESTRE JOÃO PEQUENO : allievo del Mestre Pastinha è continuatore del suo lavoro ed è riconosciuto dagli studiosi come una icona della cultura popolare brasiliana. Ha fondato l’Accademia di João Pequeno de Pastinha a Salvador Bahia.

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MESTRE JOÃO GRANDE: uno dei due rimanenti Angoleros che furono allievi del leggendario Grande Mestre Pastinha. Per oltre 40 anni Mestre João Grande ha dedicato la sua vita alla Capoeira Angola in Brasile così come viaggiando in Africa, Europe e Nord America per promuovere questa arte. Il Grande Mestre João Grande attualmente insegna presso la sua Accademia a New York.